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Con questo mio primo post inizio un’avventura nuova e appassionante. Come succede per le avventure spesso si conosce solo il punto di partenza, il “bagaglio” con cui affrontarla e un’idea della meta, anche se poi con Colombo sappiamo come è finita. I temi saranno la comunicazione e la psicologia. Vi va di accompagnarmi?

Nuvole e tramonto



Il titolo di questo post di “inaugurazione” mi è stato ispirato dal saggio di George Atwood e Robert Storolow, due giganti della psicoanalisi contemporanea. In questo bellissimo testo gli autori avanzano l’idea che i vissuti soggettivi, le storie personali di mostri sacri della psicologia (Jung, Freud, Rank e Reich) siano state decisive per lo sviluppo delle loro specifiche teorie. Secondo questi autori quindi le metateorie dei padri fondatori della psicoanalisi portano inevitabilmente le impronte delle rispettive biografie.

Ho pensato che in fondo questo vale per ognuno di noi. Con il passare degli anni, con le esperienze vissute ci si crea una particolare teoria del mondo, sviluppando una propria personalità e più in generale esprimendo un atteggiamento alla vita, un modo unico di organizzare la realtà.

Le nostre credenze, le nostre idee sul mondo e sugli eventi che ci accadono si basano su presupposti parziali, fallibili e scontano ad ogni modo sempre e comunque una limitatezza, determinata dalla relatività del nostro punto di vista. Per questo la metafora dei “volti nelle nuvole” mi sembrava calzante per raccontare quello che facciamo tutti i giorni: perchè ognuno nelle nuvole ci vede qualcosa di diverso.

Un’espressione intuitiva e prêt-à-porter per definire la soggettività in azione.

Non possiamo “separarci” da quello che siamo e che abbiamo vissuto, e non c’è anche la possibilità di dividere oggetto e soggetto. Non vediamo quasi mai le cose per quelle che sono e come ci ricorda Anais Nïn “non vediamo le cose come sono ma le cose come siamo“.

Queste nuove convinzioni, e da prima una curiosità inappagabile, mi hanno sempre spinto a volerne capire di più, ad approfondire, a lasciarmi intrigare e suggestionare da altri punti di vista. Forse si tratta di quella che Melanie Klein (psicoanalista dello sviluppo) chiamava pulsione epistemofilica, un desiderio inconscio di conoscenza che ci porta ad esplorare il mondo per farne esperienza; anche se la sua accezione era più legata allo sviluppo sessuale.

Forse un certo erotismo in questo desiderio di oggetti di conoscenza c’è ma magari ne parliamo un’altra volta. Di cosa tratta questo blog?

Comunicazione: visto che ho detto che non si dimentica nulla o per citare Piero Pelù “tutto passa e niente si dimentica”, mi occuperò di comunicazione (il mio pane quotidiano da un po’ di anni) sia rispetto agli artefatti, ai media e ai processi (per questi sfruttando qualche competenza psicologica acquisita negli ultimi anni). Quindi anche poi Comunicazione efficace, Digital Marketing e Storytelling.

Psicologia: ecco questo è un territorio per me meno battuto, frequentato da relativamente poco. Chiederò a voi (soprattutto ai colleghi senior) la pazienza di tollerare eventuali inesattezze di un giovane psicologo in formazione. In modo particolare ho a cuore i temi della Crescita Personale,  dell’Empowerment e della Formazione.

Perché Nati per cambiare?

Il tema del cambiamento è un tema complesso e dalle mille letture. Posso affermare solo una cosa: è inevitabile. Anche se non comporta sempre una crescita o un’evoluzione, il cambiamento è necessario alla Vita. Il nome di questo blog vuol esprimere questo: siamo nati per diventare noi stessi (il mio background junghiano chiama) e per fare della nostra esistenza un’impresa unica e originale.

Questo “compito” ha bisogno per essere affrontato di capacità e competenze per le sfide che aspettano tutti noi in ogni fase della vita e anche chiaramente di un contesto in grado di supportarci.

Vi chiedo per facilitare o accelerare il mio di cambiamento di darmi feedback positivi, negativi o altro e di condividere i miei contenuti se vi piacciono e li trovate interessati.

Finisco con questo monologo tratto da Into the wild (film del 2008 diretto da Sean Penn, e anche libro):

C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo.

La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso… Non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un’esistenza non convenzionale.

Grazie a http://aforisticamente.com/

Grazie a tutti 🙂 a prestissimo con il prossimo articolo!

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