Sentiamo spesso parlare di paura del futuro, ansia del futuro. Non sapere cosa accadrà, cosa succederà nella nostra vita sentimentale o lavorativa, ma anche solo in generale non dà per molti belle sensazioni.  Il futuro quindi è davvero, per la sua imprevedibilità, l’unica cosa da temere? E il passato?

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L’uomo ama la prevedibilità e preferisce avere il controllo dell’ambiente. Questa disposizione e capacità ci assicura (in primis dal punto di vista evolutivo) un vantaggio decisivo: possiamo pianificare strategie e compiere azioni per ridurre i rischi.

In genere il futuro mette ansia perchè pensiamo di poterci trovare in situazioni in cui potremmo non avere le risorse per far fronte agli eventi e quindi poi rispondere in maniera adeguata. Per approfondire questo tema vi consiglio questo libro qui.

In psicologia si parla di coping che si definisce come l’insieme di azioni e pensieri realistici in grado di risolvere (o anche affrontare) i problemi e ridurre lo stress. Vorrei parlare però di passato e riflettere sul fatto che spesso è proprio ciò che è già successo che potrebbe o dovrebbe fare più paura.



Uno degli errori che si può fare è credere che, visto che qualcosa è passato, allora non ci sia più pericolo o che magari cessino i suoi effetti. Ecco spesso non è così e come notava lo psicoanalista svizzero Jung ciò che è accaduto può essere “terribilmente reale e presente e afferra(re) chiunque non sappia riscattarsi con una risposta soddisfacente“.

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