La parola stress è molto usata nelle conversazioni di tutti i giorni. In realtà non connota sempre qualcosa di negativo perchè esiste anche uno stress “buono”. Ma quando invece non è così, cosa possiamo fare per combattere lo stress? Ecco qualche consiglio dalla psicologia.

“Oggi sono molto stressato”, “Non ce la faccio più, al lavoro mi stressano troppo” o ancora “è stata una settimana davvero stressante”: sono tutte espressioni che fanno spesso parte delle conversazioni con amici e parenti.

Ma cos’è lo stress? In che modo lo possiamo definire? Esiste anche uno stress “buono”?

Possiamo definire lo stress come una risposta psicofisica ad eventi stressanti che possono essere di varia natura (sociali, emotivi o cognitivi) e che le persone percepiscono come eccessive.

Come si può dedurre da questa definizione le tipologie di risposte sono molto soggettive e non tutti reagiscono allo stesso modo ai cosiddetti stressor (ovvero gli eventi stressanti).

Ci sono però alcuni di questi eventi che sono ritenuti stressanti per la maggior parte delle persone come quelli legati a fattori ambientali come il freddo e caldo eccessivo, o gli effetti legati all’abuso di sostanze stupefacenti o d’alcool.

Un’altra distinzione da fare è legata allo stress “buono” e quello invece “cattivo”.

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Il cosiddetto senso di colpa è un’emozione complessa che tutti nella vita, chi più chi meno, abbiamo provato. Ecco qualche piccolo consiglio per fronteggiarla e darle un senso.

occhio triste di ragazza
@Lisa Davies

L’esperienza di questa emozione (il senso di colpa) può causare molta sofferenza e angoscia; quanto quest’ultima è molto intensa diventa difficile guardare, ammesso che sia possibile, l’evento o situazione in cui o di cui ci siamo sentiti colpevoli.

In psicologia la possiamo inserire fra le cosiddette emozioni secondarie o complesse che, insieme a quelle di base o primarie (pensate a quelle del famoso film Inside out), sono influenzate dalla cultura, dall’educazione ricevuta e dalle modalità di socializzazione.

In questo senso la colpa, ma così anche l’imbarazzo, la vergogna, fa parte della famiglia delle emozioni autoconsapevoli che sono sconosciute alle altre specie e che per noi umani di configurano come dei veri e propri dispositivi relazionali.

In altre parole hanno tendenzialmente una funzione legata ai rapporti e ai legami che iniziamo a costruire e intrattenere fin da piccoli e che fanno da modello di riferimento per le relazioni interpersonali successive.

[..] dato che il senso di colpa è una angoscia per presunta incapacità, inadeguatezza, impotenza, inferiorità rispetto agli altri, temuta impossibilità di essere apprezzati e desiderati da altri, sono colpevolizzanti tutti quei comportamenti dell’ambiente che inducono il bambino a formarsi una solida opinione negativa di se stesso.

Lucio Della seta

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Steve Jobs, Obama, Martin Luther King sono grandi personaggi che hanno appassionano e ispirato milioni di persone in tutto il mondo. Su cosa si basa il loro carisma?

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In un post precedente abbiamo parlato del super achiever: una persona di successo in grado di aver grandi performance e raggiungere gli obiettivi che si è prefissato.

Sicuramente molto del loro successo è da attribuire alla loro capacità di organizzare il proprio tempo, alla loro tenacia (e a volte ostinazione), al loro coraggio e ad altre componenti che hanno reso la loro vita eccezionale.

Un altro fattore molto importante è quello di essere stati ed essere tuttora un riferimento per gli altri, di riuscire trascinarli con il loro esempio e con i loro ideali.

Per loro esiste quindi anche una variabile “carisma“. Quanto è importante? In che modo agisce?



Dare una definizione di carisma non è semplice anche se tutti possiamo facilmente pensare a individui carismatici. Secondo Riggio del Claremont McKenna College ci sono una serie di connotatati che caratterizzano le persone carismatiche, vediamo insieme quali.

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Riuscire a gestire tutti gli impegni di una giornata non è semplice. Molti di noi possono sentirsi in difficoltà. Dobbiamo far fronte a molte richieste, ci chiedono di essere efficaci ed efficienti. Come migliorare la nostra produttività? 

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In un post precedente ho indicato due consigli per ottimizzare il proprio tempo con l’obiettivo di essere più efficienti. Suzanne Gelb, psicologa e coach, parla dei cosiddetti “super achiever”, persone che riescono a gestire in maniera ottimale i loro impegni.

Fondamentali sono i livelli di coinvolgimento nel compito e la difficoltà della sfida (flow experience).

Ma soprattutto smettiamo di pensare di essere multitasking: perché noi non siamo multitasking!!! 



Continuiamo quindi a segnare questi piccoli ma importanti accorgimenti per gestire meglio e in modo più funzionale i vari compiti che dobbiamo affrontare ogni giorno.

1# Evita interruzioni “amichevoli”

Al bando amici e colleghi che possono interrompere le vostre attività. Anche se le pause e i minuti che dedicate agli altri sono relativamente pochi, ci rimetterete circa 23 minuti (!!!) per ritornare completamente sul pezzo. Non a caso i super manager hanno uffici isolati con porte “anti disturbo”.

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