Le parole degli altri possono avere diversi effetti su di noi. Parliamo in questo caso delle critiche. Ne riceviamo sul posto di lavoro, a scuola, in università o tra amici e in famiglia. Come reagiamo? Possono diventare un’occasione per crescere?

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L’argomento riguarda tutti, c’è poco da fare. La critica è uno dei tanti modi con cui il mondo ci da i suoi feedback, ma può essere anche il modo con cui noi interpretiamo questi feedback.

Come diceva Nanni Moretti, le parole sono importanti, ed ovviamente il termine “critica” connota negativamente le parole degli altri rispetto ai nostri comportamenti, pensieri, atteggiamenti etc.

Le stesse parole ad esempio potremmo valutarle come un consiglio, un’osservazione, un suggerimento o un’occasione di confronto; insomma semanticamente possiamo già dire da subito come pensiamo le “critiche” che riceviamo.

Pensate a quanto cambierebbe se le nominassimo anche solo in maniera diversa. Ma come quindi gestirle al meglio?

L’obiettivo potrebbe essere quello di trasformare questi feedback in qualcosa di utile e proficuo. E come dice Liz Ryan magari facendo in modo che si rivelino un dono, un regalo che aggiunge qualcosa alla nostra vita privata, professionale e in generale alla crescita personale.

1# Vola alto

Il primo passo da fare è quello di cercare di avere una visione più ampia della situazione specifica. Se pensiamo alla metafora che intitola questo paragrafo possiamo immaginare come riuscire a essere in “alto” permetta di poter fare una valutazione più ampia e ricca della situazione. 

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Iniziare un cambiamento personale non è una strada semplice. Quando dubbi, dilemmi ci interrogano o addirittura ci tormentano, il bisogno di dare risposte ai nostri interrogativi più personali e profondi diventa inderogabile. Ma siamo davvero sicuri di farci le domande giuste?

Un mare di domande

Mi convinco sempre più che nella vita non sia poi così importante e decisivo incontrare chi ha le risposte giuste alle nostre domande.

Una cosa che spesso cerchiamo e di cui sentiamo avere il bisogno per dare un senso a quello che ci accade, per trovare un modo di risolvere dilemmi e dubbi profondi.

No, quelle risposte danno un sollievo momentaneo, sono palliativi, ci acquietano per un po’ e il loro effetto svanisce presto.

Quello che conta è piuttosto incontrare chi ha le domande giuste per le nostre risposte.



Cosa voglio dire? Voglio dire che in fin dei conti noi siamo ciò che risponde e che quindi possiamo dare un vero senso alla nostra vita solo se le risposte sono autenticamente nostre, nulla più.

Sono le cosiddette domande potenti a fare la differenza e come sottolinea lo psicologo americano David Steele sono quelle domande che “aiutano ad entrare in contatto con la propria verità personale, la propria saggezza e direzione.”

Proviamo con 4 domande che possono dare il via ad un processo di cambiamento:

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Con questo mio primo post inizio un’avventura nuova e appassionante. Come succede per le avventure spesso si conosce solo il punto di partenza, il “bagaglio” con cui affrontarla e un’idea della meta, anche se poi con Colombo sappiamo come è finita. I temi saranno la comunicazione e la psicologia. Vi va di accompagnarmi?

Nuvole e tramonto



Il titolo di questo post di “inaugurazione” mi è stato ispirato dal saggio di George Atwood e Robert Storolow, due giganti della psicoanalisi contemporanea. In questo bellissimo testo gli autori avanzano l’idea che i vissuti soggettivi, le storie personali di mostri sacri della psicologia (Jung, Freud, Rank e Reich) siano state decisive per lo sviluppo delle loro specifiche teorie. Secondo questi autori quindi le metateorie dei padri fondatori della psicoanalisi portano inevitabilmente le impronte delle rispettive biografie.

Ho pensato che in fondo questo vale per ognuno di noi. Con il passare degli anni, con le esperienze vissute ci si crea una particolare teoria del mondo, sviluppando una propria personalità e più in generale esprimendo un atteggiamento alla vita, un modo unico di organizzare la realtà.

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