Le relazioni sono fondamentali per la nostra vita. Molti vivono storie d’amore serene altri complicate, altri ancora magari invece si interrogano se il loro legame avrà futuro o meno. In questo articolo vi illustrerò la teoria sull’amore di Sternberg.

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Parlare di coppia non è semplice.

Parlare d’amore non è facile; parlare quindi di ciò che Jung chiamava “l’insolubile questione dell’amore” nei rapporti d’oggi cosa significa?

Lo psicoanalista e filosofo Umberto Galimberti inserisce il discorso sulla coppia moderna all’interno di un’epoca dove a suo parere il concetto di libertà è ormai legato strettamente a quello di revocabilità.

Tutte le scelte devono essere revocabili (fare un bambino ma avere la possibilità di abortire, sposarsi ma potendo divorziare etc.), anche se poi constata che la nostra biografia è fatta di scelte irrevocabili.

Le coppie sono sempre meno durature, tant’è che Galimberti con una battuta afferma che più che rendere facili i divorzi bisognerebbe rendere difficili i matrimoni, e forse non ha tutti i torti. Ovviamente in questo caso il riferimento è solo a quelle precondizioni di maturità emotiva e relazionale e non economico-sociali.

Cosa vuole dire essere una coppia? Quali sono le componenti che possono favorire la durata o no di un legame sentimentale?

Per rispondere a questo domande Sternberg, psicologo alla Yale Univerisity, ha elaborato una teoria che ha denominato Triangular theory of love.

Questa inquadra l’amore (in generale i legami affettivi) in tre componenti che formano ciascuna il vertice di un triangolo e sono: intimità, passione e impegno. La presenza e l’entità di queste caratteristiche può cambiare a seconda del tipo di rapporto.

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Con questo mio primo post inizio un’avventura nuova e appassionante. Come succede per le avventure spesso si conosce solo il punto di partenza, il “bagaglio” con cui affrontarla e un’idea della meta, anche se poi con Colombo sappiamo come è finita. I temi saranno la comunicazione e la psicologia. Vi va di accompagnarmi?

Nuvole e tramonto



Il titolo di questo post di “inaugurazione” mi è stato ispirato dal saggio di George Atwood e Robert Storolow, due giganti della psicoanalisi contemporanea. In questo bellissimo testo gli autori avanzano l’idea che i vissuti soggettivi, le storie personali di mostri sacri della psicologia (Jung, Freud, Rank e Reich) siano state decisive per lo sviluppo delle loro specifiche teorie. Secondo questi autori quindi le metateorie dei padri fondatori della psicoanalisi portano inevitabilmente le impronte delle rispettive biografie.

Ho pensato che in fondo questo vale per ognuno di noi. Con il passare degli anni, con le esperienze vissute ci si crea una particolare teoria del mondo, sviluppando una propria personalità e più in generale esprimendo un atteggiamento alla vita, un modo unico di organizzare la realtà.

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