La musica accompagna tutti i giorni della nostra vita: in macchina, in casa. Le melodie delle canzoni e loro parole sono davvero stimoli onnipresenti. La musica può essere davvero uno strumento potentissimo per il cambiamento.

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La musica si rivela un potente agente di cambiamento sia in ambito clinico che non; infatti è anche una straordinaria modalità espressiva per emozioni e sentimenti. Si rivela utile sia per chi la suona sia per chi l’ascolta.

L’efficacia nel campo della patologia è testimoniata dalla varie forme di musicoterapia; la musica può aiutare nella riabilitazione a seguito di lesioni cerebrali o essere utile nel trattamento delle malattie neurodegenerative.

La musica può anche coadiuvare il recupero a seguito di un infarto riducendo sia la pressione sanguina sia il battito cardiaco e contribuendo a diminuire l’ansia.

Può avere anche funzioni preventive rispetto alla perdita dell’udito nel processo di invecchiamento: i musicisti settantenni hanno una maggior capacità a distinguere i suoni in un ambiente rumoroso rispetto a cinquantenni non musicisti.

Inoltre, con la loro capacità di evocare ed emozionare, le canzoni possono forse dare “forma” a stati d’animo complessi.

Pensate che ascoltare canzoni tristi, quando siamo giù di morale, può paradossalmente aiutarci a sentirci meglio, e lo dimostrano le ricerche di Hunter (2010).



La musica, come detto, può però anche rappresentare un “contenitore” per sentimenti, emozioni sia positive che negative.

Il testo e la melodia possono aiutare a dare un senso o solo semplicemente un “contesto” a esperienze o vissuti magari difficili da riportare solo con le parole.

Qui di seguito due canzoni di due grandi star della musica: il tema che lega queste canzoni è il “cambiamento”. Ho cercato di individuarne la tematiche principali dandone un punto di vista di crescita personale.

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Un detto dice che i consigli sono ciò che tutti amano dare ma che nessuno ama ricevere. In effetti l’idea che qualcuno ci dia indicazioni su come fare una cosa o su come gestire un problema, soprattutto quando non richiesto, non è molto piacevole. Forse possiamo fare un’eccezione.

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Il consiglio non richiesto, a parte il fastidio, mette l’interlocutore nella posizione di “chi non sa e dovrebbe sapere”.

In psicologia e in particolare modo nell’approccio psicoanalitico un valore importante è quello dell’autonomia del cliente/paziente. Un obiettivo che può essere raggiunto attraverso un percorso di consapevolezza; il ruolo del professionista potrebbe essere immaginato in questo senso come quello di chi accompagna e non di chi indica la via.

Lo psicoanalista junghiano Giuseppe Donadio alla fine del 1995 decide di “trasgredire” questa regola e pubblica il 23 dicembre un articolo sul quotidiano La Repubblica dal titolo PRECETTI PER IL CUORE, LA MENTE, IL CORPO, dove elenca i suoi “comandamenti”.

Indica quindi 20 consigli per affrontare la vita in modo più consapevole e autentico.

Ve li riporto integralmente e spero, come è stato per me, che possano essere d’ispirazione per piccole e grandi consapevolezze.



1: Abbandona il padre e la madre. Decidi una volta per tutte che sei cresciuto sufficientemente per fare a meno di loro e va’ per la tua strada. Rimproverare i genitori vivi o defunti che siano, incolpandoli dei nostri insuccessi e delle nostre nevrosi serve solo per non prenderci le nostre responsabilità. Non esistono genitori perfetti e noi a nostra volta non lo saremo.

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Wayne W. Dyer, scomparso l’anno scorso per una grave leucemia all’età di 75 anni, è stato uno psicologo e psicoterapeuta. Da molti definito il “padre della motivazione”, ha insegnato molto a proposito di cambiamento e crescita personale.

Il dott. Dyer è stato autore di molti libri di grande successo internazionale, uno fra tutti Le vostre zone erronee (edito nel 1976, un bestseller mondiale con trentacinque milioni di copie vendute).

Ha anche partecipato a moltissime trasmissioni radiofoniche e televisive occupandosi di crescita personale e sviluppo del Sé.

Wayne Dyer affronta i grandi temi della felicità, della ricerca della vita e del senso della vita.

Argomenti trattati in maniera molto efficace in un docu-film del 2009 intitolato “The Shift – Il cambiamento“. Qui il dott. Dyer interpreta un sé stesso alle prese con la realizzazione di un’intervista di promozione ad un suo libro. Nel frattempo si intrecciano sulla scena diverse storie.

  1. La prima riguarda una donna, madre e moglie, in difficoltà nel suo ruolo e nelle conseguenze che questo comporta nella realizzazione delle sue aspirazioni più profonde.

  2. La seconda racconta di un manager rampante, scaltro e senza scrupoli alla prese con la costruzione di un progetto edilizio e le conseguenze del suo impatto ambientale. Concentrato sul lavoro e su se stesso vive un rapporto arido e grigio con la moglie.

  3. Infine la terza storia vede protagonista il regista dell’intervista al dott. Dyer, frustrato per il fallimento della ricerca di finanziamenti per la realizzazione di un progetto cinematografico.

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Iniziare un cambiamento personale non è una strada semplice. Quando dubbi, dilemmi ci interrogano o addirittura ci tormentano, il bisogno di dare risposte ai nostri interrogativi più personali e profondi diventa inderogabile. Ma siamo davvero sicuri di farci le domande giuste?

Un mare di domande

Mi convinco sempre più che nella vita non sia poi così importante e decisivo incontrare chi ha le risposte giuste alle nostre domande.

Una cosa che spesso cerchiamo e di cui sentiamo avere il bisogno per dare un senso a quello che ci accade, per trovare un modo di risolvere dilemmi e dubbi profondi.

No, quelle risposte danno un sollievo momentaneo, sono palliativi, ci acquietano per un po’ e il loro effetto svanisce presto.

Quello che conta è piuttosto incontrare chi ha le domande giuste per le nostre risposte.



Cosa voglio dire? Voglio dire che in fin dei conti noi siamo ciò che risponde e che quindi possiamo dare un vero senso alla nostra vita solo se le risposte sono autenticamente nostre, nulla più.

Sono le cosiddette domande potenti a fare la differenza e come sottolinea lo psicologo americano David Steele sono quelle domande che “aiutano ad entrare in contatto con la propria verità personale, la propria saggezza e direzione.”

Proviamo con 4 domande che possono dare il via ad un processo di cambiamento:

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Con questo mio primo post inizio un’avventura nuova e appassionante. Come succede per le avventure spesso si conosce solo il punto di partenza, il “bagaglio” con cui affrontarla e un’idea della meta, anche se poi con Colombo sappiamo come è finita. I temi saranno la comunicazione e la psicologia. Vi va di accompagnarmi?

Nuvole e tramonto



Il titolo di questo post di “inaugurazione” mi è stato ispirato dal saggio di George Atwood e Robert Storolow, due giganti della psicoanalisi contemporanea. In questo bellissimo testo gli autori avanzano l’idea che i vissuti soggettivi, le storie personali di mostri sacri della psicologia (Jung, Freud, Rank e Reich) siano state decisive per lo sviluppo delle loro specifiche teorie. Secondo questi autori quindi le metateorie dei padri fondatori della psicoanalisi portano inevitabilmente le impronte delle rispettive biografie.

Ho pensato che in fondo questo vale per ognuno di noi. Con il passare degli anni, con le esperienze vissute ci si crea una particolare teoria del mondo, sviluppando una propria personalità e più in generale esprimendo un atteggiamento alla vita, un modo unico di organizzare la realtà.

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