In questo articolo vorrei parlarvi di quelli che, secondo me, potrebbero essere i 4 punti critici di ogni sfida che affrontiamo nella vita. Non importa che sia una semplice corsa podistica, o un progetto professionale o ancora la compilazione di una tesi, probabilmente vi ci sarete già imbattuti. Vediamo quali sono.

le sfide della vita

Quelli che ho individuato rappresentano 4 momenti di passaggio che caratterizzano molti dei percorsi che ci conducono verso gli obiettivi che ci siamo prefissati. La metafora che voglio utilizzare è quella della gara, ma senza comprendere l’aspetto della competizione con gli altri; penso che in fondo molte delle sfide e lotte che affrontiamo nella vita abbiano a che fare solo con noi stessi e con il superamento dei nostri limiti.

1# Ai blocchi di partenza

L’inizio, il principio di ogni sfida è cruciale. Qualcuno dice che nell’inizio ci sia in qualche modo anche la fine. L’atteggiamento mentale in questa fase non deve essere ottimistico, in questa fase l’atteggiamento mentale deve essere positivo (o come direbbe lo psicologo americano Martin Seligman un “ottimismo flessibile); voi direte “qual è la differenza?”

Spesso l’ottimismo, che in psicologia dà anche il nome ad un bias di ragionamento (per approfondire cosa sono i bias clicca Bias 1 e Bias 2), si trasforma appunto come la traduzione suggerisce, in una distorsione della realtà: una sorta di velo che ci porta a sottovalutare la portata dei rischi o a sopravvalutare la nostra capacità di affrontare gli imprevisti o la sfida nei vari aspetti.

(altro…)

Siamo esseri fallaci e spesso cadiamo in errore senza volerlo. Quali sono le trappole o le inefficienze più comuni che influiscono sulla nostra vita quotidiana? Iniziamo dalla memoria e vediamo quando e perchè fa cilecca.

 

@kjpargeter

Nell’arco della nostra vita incontriamo tantissime persone e con alcune di queste stabiliamo rapporti importanti e duraturi.

Altri legami invece sono semplici conoscenze, oppure ancora legami molto intensi ma per periodi relativamente brevi e che poi, per diversi motivi, diventano deboli fino ad esaurirsi (es. compagni di scuola, commilitoni, colleghi etc.).

Ricordate tutte le persone che avete conosciuto nella vostra vita? I loro nomi? 

In uno studio pubblicato nel 1975 da Bahrick e colleghi sono andati a verificare, a distanza di 50 anni, quanto ci si ricordasse dei propri compagni delle scuole superiori.

Per il 75% dei soggetti il ricordo dei visi dei propri compagni di scuola era pressoché intatto mentre con i nomi la questione si complicava parecchio perché se ne ricordavano solo il 18%.

Nell’era digitale molti dei servizi che ci offre internet ci impongono a volte lunghe e noiose registrazioni e soprattutto ci richiedono di ricordare credenziali d’accesso (social network, Home Banking, etc.) ovvero ‘nome utente’ e ‘password’.

@pixabay

Il New York Times è uno dei quotidiani più importanti e autorevoli del mondo e vanta lettori molto preparati.

Ebbene ogni settimana mille di coloro che usufruiscono della lettura della versione online dimenticano la loro password d’accesso.

A quanto sembra fino al 15% dei nuovi utenti in realtà sono vecchi utenti che hanno dimenticato la password ed effettuano una nuova registrazione.

Non sono ovviamente le sole cose che “sfuggono di mente”: in un sondaggio con 3000 soggetti, il 25% non ricordava il proprio numero di telefono, mentre il 75% non ricordava i compleanni di più di tre amici o parenti.

Il cervello umano ha una capacità di elaborazione veramente straordinaria, si parla di 10 alla 16 processi al secondo; eppure malgrado ciò qualcosa si inceppa o non va come ci aspetteremmo.

In molti casi infatti il nostro “sistema” mostra tutti i suoi limiti e ci fa incorrere in errori sistematici. Si parla in psicologia di euristiche, scorciatoie mentali che utilizziamo per prendere decisioni in modo veloce e intuivo.

In particolare ci sono i cosiddetti bias, che sono delle particolari euristiche, che distorcono in modo automatico e deformano i nostri processi cognitivi.

Anche la memoria, dominio cognitivo fondamentale, è soggetto a questi “errori” come illustrato negli esempi precedenti. Cosa si può fare per evitare o almeno ridurre “errori” come quelli citati negli esempi precedenti?

Nel caso della memoria a lungo termine come si può immaginare la capacità di ritenere informazioni è ovviamente limitata. Ad ogni modo tendiamo a memorizzare informazioni che hanno un significato e un’importanza per noi.

Nel caso dei nomi, sembra che essi in fin dei conti siano dettagli insignificanti rispetto ai volti che come dimostrato dall’esperimento sul ricordo dei compagni di scuola vengono trattenuti e poi richiamati molto più facilmente.

Questa difficoltà legata ai nomi lo evidenzia anche un altro studio che dimostra che è più facile ricordare che una certa persona faccia il fabbro piuttosto che faccia ‘Fabbro’ di cognome. Come possiamo quindi migliorare la nostra memoria?

@pixabay

Una mnemotecnica molto utile può essere quindi quella di rendere significativo l’insignificante. Ad esempio se uno sciatore deve memorizzare i numeri 1 3 5, può farlo pensando ad una performance molto buona realizzata in 1 minuto e 35 secondi.

O ancora un cuoco potrebbe pensare che deve cucinare in 1 ora 3 portate per 5 persone che hanno prenotato nel suo ristorante. Ciò che è significativo cambia ovviamente da persona a persona.

Nel caso dei visi, quale potrebbe essere una strategia per renderli “indimenticabili”? Ne parliamo nel prossimo post.

Fonti:

Hallinan, J., T. (2009). Il metodo antierrore. Roma: Newton Compton.

[1][2][3][4]

[/mp_span]

[/mp_row]