Perché ci innamoriamo? L’amore arriva per cambiarci? Per farci scoprire chi siamo? A queste domande spesso è difficile dare una risposta. Ecco una recente ricerca psicologica che si è occupata di relazione di coppia.

coppia al tramonto

Vivere buoni legami affettivi è fondamentale per il proprio benessere soggettivo. In particolare, in amore a dare benessere è l’autenticità relazionale: quella che in psicologia fa riferimento alla percezione soggettiva di sentirsi autentici in una relazione specifica.

Il pensiero comune e diffuso è quello di pensare che sia importante, per potere vivere una relazione con la percezione appena descritta, essere “sé stessi”, nel bene e nel male. Ma questo cosa significa nel concreto? Rimanere sempre uguali? E in questo senso i nuovi incontri delle nostra vita arrivano per cambiarci o per lasciarci immutati?

Due psicologhe americane Serena Chen e Muping Gan, ricercatrici all’università di Berkeley in California, si sono chieste cosa alimentasse l’autenticità relazionale: poter essere come si è o il poter attuare il proprio Sé ideale, o anche entrambe?

La domanda è stata posta a centinaia di persone, diverse per età e per durata della coppia, quindi erano presenti sia quelle appena formate sia quelle consolidate da diversi decenni.

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In questo articolo parliamo di legami affettivi, e in modo particolare cerchiamo di capire alla luce di alcune ricerche psicologiche se alcuni luoghi sulle coppie e l’attrazione sono veri oppure no.

coppia seduta su una panchina

Iniziando a scrivere quest’articolo mi è venuta in mente una canzone di Daniele Silvestri del 1995 dal titolo Le cose che abbiamo in comune (ve la posto alla fine dell’articolo).

In questo pezzo si parlava di 4850 (!!!) punti, diciamo, di contatto in questa coppia: dalla decade di nascita ai gusti musicali, dalle abitudini giornaliere alla sincronia nelle emozioni etc.

Il senso di questa canzone potrebbe essere sintetizzato dal detto popolare “chi si somiglia si piglia“, ma visto che nel senso comune si trova tranquillamente tutto e il suo contrario, potremmo citare anche l’altra sentenza “gli opposti si attraggono“.

Al di là della esperienza che ognuno di noi si è fatto rispetto al tema o a quello che ha potuto osservare dalle storie di amici e parenti, cosa dicono le ricerche psicologiche in merito?

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Le relazioni sono fondamentali per la nostra vita. Molti vivono storie d’amore serene altri complicate, altri ancora magari invece si interrogano se il loro legame avrà futuro o meno. In questo articolo vi illustrerò la teoria sull’amore di Sternberg.

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Parlare di coppia non è semplice.

Parlare d’amore non è facile; parlare quindi di ciò che Jung chiamava “l’insolubile questione dell’amore” nei rapporti d’oggi cosa significa?

Lo psicoanalista e filosofo Umberto Galimberti inserisce il discorso sulla coppia moderna all’interno di un’epoca dove a suo parere il concetto di libertà è ormai legato strettamente a quello di revocabilità.

Tutte le scelte devono essere revocabili (fare un bambino ma avere la possibilità di abortire, sposarsi ma potendo divorziare etc.), anche se poi constata che la nostra biografia è fatta di scelte irrevocabili.

Le coppie sono sempre meno durature, tant’è che Galimberti con una battuta afferma che più che rendere facili i divorzi bisognerebbe rendere difficili i matrimoni, e forse non ha tutti i torti. Ovviamente in questo caso il riferimento è solo a quelle precondizioni di maturità emotiva e relazionale e non economico-sociali.

Cosa vuole dire essere una coppia? Quali sono le componenti che possono favorire la durata o no di un legame sentimentale?

Per rispondere a questo domande Sternberg, psicologo alla Yale Univerisity, ha elaborato una teoria che ha denominato Triangular theory of love.

Questa inquadra l’amore (in generale i legami affettivi) in tre componenti che formano ciascuna il vertice di un triangolo e sono: intimità, passione e impegno. La presenza e l’entità di queste caratteristiche può cambiare a seconda del tipo di rapporto.

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Sentiamo spesso parlare di paura del futuro, ansia del futuro. Non sapere cosa accadrà, cosa succederà nella nostra vita sentimentale o lavorativa, ma anche solo in generale non dà per molti belle sensazioni.  Il futuro quindi è davvero, per la sua imprevedibilità, l’unica cosa da temere? E il passato?

il-tempo-passato

L’uomo ama la prevedibilità e preferisce avere il controllo dell’ambiente. Questa disposizione e capacità ci assicura (in primis dal punto di vista evolutivo) un vantaggio decisivo: possiamo pianificare strategie e compiere azioni per ridurre i rischi.

In genere il futuro mette ansia perchè pensiamo di poterci trovare in situazioni in cui potremmo non avere le risorse per far fronte agli eventi e quindi poi rispondere in maniera adeguata. Per approfondire questo tema vi consiglio questo libro qui.

In psicologia si parla di coping che si definisce come l’insieme di azioni e pensieri realistici in grado di risolvere (o anche affrontare) i problemi e ridurre lo stress. Vorrei parlare però di passato e riflettere sul fatto che spesso è proprio ciò che è già successo che potrebbe o dovrebbe fare più paura.



Uno degli errori che si può fare è credere che, visto che qualcosa è passato, allora non ci sia più pericolo o che magari cessino i suoi effetti. Ecco spesso non è così e come notava lo psicoanalista svizzero Jung ciò che è accaduto può essere “terribilmente reale e presente e afferra(re) chiunque non sappia riscattarsi con una risposta soddisfacente“.

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