Solo 3 minuti di Lettura

Un post per raccontare la storia di uno dei più grandi pedagogisti dell’ultimo secolo e del suo metodo di insegnamento. L’apprendimento diventa un fattore fondamentale e decisivo per il cambiamento personale e sociale. Scopriamo come.

ragazza_sui_banchi
@ Poodar Chu

Reuven Feuerstein è professore di psicologia dell’educazione presso l’Università di Bar Ilan di Tel Aviv ed insegna anche presso il George Peabody college della Vanderbit University di Nashville nel Tennessee.

Ha conseguito il dottorato in psicologia presso la Sorbona di Parigi, sotto la guida di Jean Piaget, una delle personalità più eminenti della psicologia dello sviluppo. Nato nel 1921, figlio di genitori ebrei, è stato fin da piccolo molto dotato: a 3 anni leggeva già 2 lingue ed a 8 insegnava l’ebraico ai bambini della comunità ebraica a Bucarest.

L’insegnamento è stato per lui un destino già da allora; nel 1944 in piena seconda guerra mondiale mentre insegnava ai ragazzi, figli di vittime di deportazioni, fu catturato e internato in un campo di concentramento.

Riuscì miracolosamente a fuggire ed a trasferirsi in Israele dove divenne direttore di Aliyah, un’organizzazione che si occupava dell’apprendimento e dell’educazione di bambini e adolescenti sopravvissuti ai campi di concentramento ed alle persecuzioni razziali.

In questo centro sono affluiti persone da tutto il mondo che, con il loro bagaglio di sofferenze ed esperienze fortemente traumatiche, evidenziavano carenze cognitive e disturbi dell’apprendimento.

Abc
@Krzysztof Puszczyński

Feuerstein ed i suoi collaboratori hanno messo a punto uno strumento diagnostico del potenziale di apprendimento (L.P.D.A.) e un programma di intervento cognitivo (P.A.S.). Prima di descrivere il suo metodo è importante delineare quali sono i capisaldi del pensiero e delle pratiche di Feuerstein.

Lo psicologo ebreo parte dal presupposto che

l’essere umano si differenzia da tutti gli altri esseri viventi; questo perché egli possiede delle capacità di cambiamento, infatti è in grado di modificare le sue strutture cognitive ed emotive: le caratteristiche dell’essere umano non sono fisse.”

Avversando le teorie innatiste dell’intelligenza, Feuerstein è un assertore convinto della modificabilità cognitiva. Per lui le facoltà intellettive possono essere implementate non solo durante il periodo dello sviluppo ma anche durante tutto l’arco della vita.

Fautore di un approccio attivo, lo studioso assegna un ruolo preminente alla visione che il mediatore, colui che effettua l’intervento, ha del problema e al suo grado di impegno e di apertura mentale.

Se non siete disposti a guardare i punti di forza dei vostri allievi, allora non toccate le loro debolezze.

(R. Feuerstein)

Parlando del lavoro con i bambini affetti da sindrome di down afferma che “il cambiamento che verrà prodotto nell’individuo dipenderà dalla nostra volontà e dalla nostra battaglia per trovare la strada per passare in mezzo alle barriere tipiche della sindrome che non ci permettono di arrivare direttamente al bambino e alla sua intelligenza.

Come accennato, il metodo Feuerstein si articola in due fasi: assessment e intervento.

  1. L’assessment ha lo scopo di valutare quali sono le capacità del soggetto di modificarsi e quali sono le condizioni necessarie perché questo avvenga.

  2. L’intervento poi si concretizza un programma di arricchimento strumentale (P.A.S.) che ha lo scopo di sviluppare specifiche abilità cognitive: pensiero analogico, problem solving, classificazione, categorizzazione, comportamento comparativo, orientamento nello spazio e nel tempo etc.

Il lavoro, sempre accompagnato da un mediatore, è svolto sia a livello individuale che in gruppo.

Questo metodo è stato utilizzato con successo in 70 paesi nel mondo con diverse università che si sono affiliate al Feuerstein Institute.

Oltre ad essere utile per migliaia di persone con deficit cognitivi e dell’apprendimento, le sue applicazioni si sono rivelate efficaci anche per la formazione in contesti aziendali (Peugeot, Olivetti, Motorola etc.).

Vivere significa conservare la propria identità e, nello stesso tempo, mantenere costantemente attivo in se stessi un processo di cambiamento. La soddisfazione di entrambi questi due bisogni antagonistici, esistere cioè, rimanere uguali, e vivere, cioè cambiare, impone una costante ricerca di equilibrio.

R. Feuerstein

Fonti:
[1] – [2] – [3] – [4] – [5]

Qui sotto gli articoli più letti dai visitatori di questo blog. Dai un'occhiata anche tu!

3 piccoli consigli per affrontare le sfide della vita
Visto 298
Le sfide che dobbiamo affrontare nella vita sono molte. Ogni fase della nostra esistenza ci pone di fronte alla necessità di superare fasi difficili, ...
Domande giuste per iniziare a cambiare? Eccone 4 da farsi subito
Visto 420
Iniziare un cambiamento personale non è una strada semplice. Quando dubbi, dilemmi ci interrogano o addirittura ci tormentano, il bisogno di dare risp...
Perché alcune coppie durano più di altre?
Visto 222
Dopo le prime fasi di innamoramento alcune coppie riescono a consolidare il rapporto altre invece no. Quindi una volta che la scintilla è scoccata e s...
Come reagite alle critiche? Ecco 4 consigli per gestirle al meglio
Visto 161
Le parole degli altri possono avere diversi effetti su di noi. Parliamo in questo caso delle critiche. Ne riceviamo sul posto di lavoro, a scuola, in ...

This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *