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In questo articolo vorrei parlarvi di quelli che, secondo me, potrebbero essere i 4 punti critici di ogni sfida che affrontiamo nella vita. Non importa che sia una semplice corsa podistica, o un progetto professionale o ancora la compilazione di una tesi, probabilmente vi ci sarete già imbattuti. Vediamo quali sono.

le sfide della vita

Quelli che ho individuato rappresentano 4 momenti di passaggio che caratterizzano molti dei percorsi che ci conducono verso gli obiettivi che ci siamo prefissati. La metafora che voglio utilizzare è quella della gara, ma senza comprendere l’aspetto della competizione con gli altri; penso che in fondo molte delle sfide e lotte che affrontiamo nella vita abbiano a che fare solo con noi stessi e con il superamento dei nostri limiti.

1# Ai blocchi di partenza

L’inizio, il principio di ogni sfida è cruciale. Qualcuno dice che nell’inizio ci sia in qualche modo anche la fine. L’atteggiamento mentale in questa fase non deve essere ottimistico, in questa fase l’atteggiamento mentale deve essere positivo (o come direbbe lo psicologo americano Martin Seligman un “ottimismo flessibile); voi direte “qual è la differenza?”

Spesso l’ottimismo, che in psicologia dà anche il nome ad un bias di ragionamento (per approfondire cosa sono i bias clicca Bias 1 e Bias 2), si trasforma appunto come la traduzione suggerisce, in una distorsione della realtà: una sorta di velo che ci porta a sottovalutare la portata dei rischi o a sopravvalutare la nostra capacità di affrontare gli imprevisti o la sfida nei vari aspetti.

Un atteggiamento mentale positivo invece da un lato permette un’analisi più realistica, concreta della situazione e del compito che dobbiamo affrontare e dall’altro un approccio pro attivo e una valutazione equilibrata delle risorse interne ed esterne su cui si potrà contare. La fiducia nelle proprie capacità in questo caso non si trasforma in “eccesso” di autostima ma nella convinzione che abbiamo sicuramente frecce robuste al nostro arco ma anche che il “vento” potrebbe deviarne la traiettoria.

Con “vento” intendo tutti i fattori contestuali che possono giocare un ruolo importante in ogni impresa; molto dipende da noi ma non tutto. La fiducia che comunque sia affronteremo anche il vento a sfavore predispone una buona partenza.

C’è la strada in cui credi e il coraggio di andare

(F. Zampaglione)

2# La metà ma non ancora la meta

Se ci siamo lasciati alle spalle l’avvio, l’incerta della partenza, l’incognita della sfida quando siamo arrivati a metà del nostro percorso potremmo trovarci nuovamente in difficoltà.

Quando si è ormai troppo lontani per tornare al punto di partenza ma altrettanto lontani dall’arrivo, può venirci la voglia di cedere o peggio di fermarci. Focalizziamo la nostra attenzione su cosa desideriamo, focalizziamo la nostra attenzione su quanto sia importante arrivare fino in fondo e infine focalizziamo la nostra attenzione su quanta energia abbiamo speso per arrivare a quel punto del nostro percorso.

Dalla meta mai non toglier gli occhi.

(A. Manzoni)

3# A cento metri dal traguardo

Forse dei tre è il momento il più difficile. Capita di sentire storie di persone che abbandonano un percorso (di studi, di formazione etc.) a pochi passi dalla fine. Le motivazioni possono essere tante: è mancata l’energia per compiere gli ultimi sforzi, la paura di scoprire cosa fare dopo la conclusione e di assumersi la responsabilità che comporta aver raggiunto un determinato traguardo (pensate a cosa significa terminare gli studi universitari, ovvero entrare nel mondo del lavoro, uscire da una situazione protetta e di sicurezza etc.).

A volte si preferisce rimanere in una condizione, seppur limitante ma conosciuta piuttosto che affrontare prospettive incerte e inedite ma che potrebbero rappresentare dei punti di svolta per la nostra evoluzione e crescita personale. E allora la domanda è “chi saremo dopo aver portato a termine quella sfida, percorso?” Il futuro può spesso generare ansia e paure, è vero…ma nella vita il cambiamento non è solo spesso auspicabile ma soprattutto inevitabile. Dobbiamo solo decidere se accompagnarlo o opporvi resistenza.

E’ possibile fallire in tanti modi, mentre riuscire è possibile in un modo soltanto.

(Aristotele)

4# Quando tutto è finito

A questo punto, quando il traguardo è stato tagliato, quando la meta è stata finalmente raggiunta, guardarsi indietro e sentirsi soddisfatti per l’impresa compiuta è più che legittimo. Direte “perchè può rappresentare un momento critico?” Perché può capitare che il traguardo raggiunto possa comportare un compiacimento eccessivo del “trofeo”, che ci si crogioli troppo nella soddisfazione dell’opera compiuta; che ovviamente va riconosciuta e celebrata.

Tutto questo però potrebbe distogliere dal dare la giusta importanza all’attivazione di uno spazio di riflessione, di un’analisi di quanto successo. Si ha infatti la tendenza a farlo solo quando si è fallito e non quando invece quando si è riusciti nell’impresa. Credo sia uno sbaglio! Sapere in che modo si è raggiunto un risultato e grazie a quali fattori, permette da una parte di valorizzare i propri punti di forza e dall’altra di prendere coscienza di quella che in formazione si chiama “area di miglioramento”.

Attribuire un giusto peso ai fattori esterni ed interni che hanno portato al risultato permette di aver ben chiaro qual è stato il peso della fortuna (o sfortuna) e quanto invece è dipeso dalla nostra tenacia e dalle nostre capacità.

Sapere perchè si è riusciti in un compito è altrettanto importante del sapere perchè a volte si fallisce.

Infine teniamo sempre in considerazione il fatto che ogni sfida è una sfida a sé; avrà sicuramente qualcosa di simile a quelle che abbiamo affrontato precedentemente ma anche qualcosa di sempre nuovo e imprevedibile, nel bene e nel male. Quindi per riprendere un concetto delle arti marziali spesso quello che conta non è vincere ma è non perdere. E questo dipende solo da noi.

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