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Il modo con cui si vivono i  periodi di “singletudine” è ovviamente molto soggettivo. Per alcuni un momento d’attesa, per altri una fase in cui riscoprire se stessi e per altri un’occasione per godersi la libertà e l’indipendenza. Quali sono gli stereotipi più diffusi sui single? C’è qualcosa di vero?

 

Donna single, donna sola

I single sono una fascia della popolazione in constante aumento.

Sembra che in Europa sia la Germania ad essere la nazione con il più alto numero di persone single.

Malgrado questi cambiamenti sociali, le persone single continuano ad essere il bersaglio di alcuni stereotipi negativi tuttora presenti.

Possiamo innanzitutto definire single “una persona che attualmente non è coinvolta in un legame amoroso, anche se in passato può essere stata sposata o aver avuto un legame stabile.”

Lo psicologo sociale Tobias Greitemeyer dell’Università del Sussex fa notare che le persone impegnate sono viste più favorevolmente rispetto a chi invece un compagno o compagna non ce l’ha.

Pensate che in generale gli uomini single guadagnano meno degli uomini sposati ed hanno anche meno probabilità di ricevere una promozione.

Anche Bella De Paulo, psicologa sociale all’Università di Harvard, ha descritto, ricerche alla mano, e sfatato alcuni pregiudizi sui i single che spesso ne svalutano la posizione e condizione.

Analizziamone insieme qualcuno. 

#I single sono meno felici degli “accoppiati”

Secondo le ricerche non c’è una differenza tra livelli di felicità in queste due categorie di persone.

Ci può essere sicuramente un incremento di felicità durante il periodo del matrimonio o della luna di miele ma poi questo livello ritorna lo stesso di quanto si era single.

Questo lo possiamo spiegare con la set-point theory of happiness, una teoria psicologica secondo cui le persone hanno ciascuna un proprio livello medio di felicità e che questo rimane invariato anche in presenza di eventi straordinari come ad esempio una vincita alla lotteria.

In questo senso le ricerche, che hanno analizzato la vita dei vincitori delle lotteria, hanno constatato che il loro livello di felicità a distanza di un anno era lo stesso di prima della vincita.

#I single in realtà si preoccupano continuamente di trovare un partner

I dati U.S.A. rivelano che mai come ora è aumentato il numero di persone che vivono da sole. In Italia la capitale dei single è in assoluto Milano.

Come riportato da un articolo del Corriere della Sera i nuclei monofamiliari hanno doppiato quelli invece composti da coppie.

Le cause possono essere addebitate a diversi fattori, dalla vita frenetica, alle ristrette occasioni di incontro, all’ambizione lavorativa e in generale agli impegni dettati dalla propria vita professionale.

Tuttavia come sottolinea la dottoressa De Paulo mai come in quest’epoca ci sono sempre più persone che “scelgono” di essere single.

Non passano il tempo a logorarsi per trovare la persona che le “completerà” ma vivono pienamente e con soddisfazione la loro vita da single.

#Sono da soli perchè non si accontentano

Anche se dalla ricerche emerge che una relazione sentimentale profonda e di qualità ha delle ricadute positive in termini di benessere fisico e psicologico, è anche vero che i matrimoni “infelici” hanno

effetti negativi sul benessere generale.

Quindi può essere che chi è single abbia preferito rinunciare ad una relazione logorante piuttosto che portarla avanti a tutti i costi.

Non emerge inoltre rispetto agli stereotipi negativi sui single una differenza di genera ma sicuramente sulla età sì. Infatti i single più in là con l’età sono visti più negativamente rispetto a quelli più giovani.

Vorrei sottolineare due dimensioni, a mio avviso importanti, della “singletudine” su cui fare una riflessione.

1) La prima è la transitorietà: essere single può essere un momento di passaggio, d’attesa e di “disintossicazione” a volte.

Soprattutto dopo la fine di una storia importante, un relativo periodo di “solitudine” può aiutare a ritrovare se stessi e a pensare in maniera costruttiva all’esperienza sentimentale conclusa.

Un’occasione per riflettere su cosa funzionava e su cosa funzionava meno della relazione più recente e capire qual è stata la propria parte di responsabilità.

2) La seconda dimensione è la scelta: si può decidere consapevolmente di non impegnarsi in una storia sentimentale, e lo si può fare per i più svariati motivi e non necessariamente “patologici”.

Ci possono essere priorità lavorative o di studio che richiedono magari in certi periodi della vita un’attenzione e un impegno totale che mal si concilierebbero con un menage di coppia, seriamente affrontato.

Oppure un viaggio, un’esperienza all’estero, che non permette di programmare o fare piani a lungo termine.

In sostanza sentire di non essere pronti, in un particolare momento della propria vita, per una relazione stabile non è necessariamente da biasimare.

Se immaginiamo un rapporto d’amore come una costruzione, come un progetto, si può aver il desiderio legittimo di voler arrivare a quell’appuntamento con la vita con consapevolezza, maturità e con l’atteggiamento di chi sa che ci vorrà impegno e passione.

Per sapere quali situazioni possono essere più favorevoli per i single in cerca leggete: 3 regole dell’attrazione. Innamoramento e dintorni

Fonti: [1] – [2]

Greitemeyer, T. (2009). Stereotypes of singles: Are singles what we think?. European Journal of Social Psychology, 39(3), 368-383.

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