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Le parole degli altri possono avere diversi effetti su di noi. Parliamo in questo caso delle critiche. Ne riceviamo sul posto di lavoro, a scuola, in università o tra amici e in famiglia. Come reagiamo? Possono diventare un’occasione per crescere?

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L’argomento riguarda tutti, c’è poco da fare. La critica è uno dei tanti modi con cui il mondo ci da i suoi feedback, ma può essere anche il modo con cui noi interpretiamo questi feedback.

Come diceva Nanni Moretti, le parole sono importanti, ed ovviamente il termine “critica” connota negativamente le parole degli altri rispetto ai nostri comportamenti, pensieri, atteggiamenti etc.

Le stesse parole ad esempio potremmo valutarle come un consiglio, un’osservazione, un suggerimento o un’occasione di confronto; insomma semanticamente possiamo già dire da subito come pensiamo le “critiche” che riceviamo.

Pensate a quanto cambierebbe se le nominassimo anche solo in maniera diversa. Ma come quindi gestirle al meglio?

L’obiettivo potrebbe essere quello di trasformare questi feedback in qualcosa di utile e proficuo. E come dice Liz Ryan magari facendo in modo che si rivelino un dono, un regalo che aggiunge qualcosa alla nostra vita privata, professionale e in generale alla crescita personale.

1# Vola alto

Il primo passo da fare è quello di cercare di avere una visione più ampia della situazione specifica. Se pensiamo alla metafora che intitola questo paragrafo possiamo immaginare come riuscire a essere in “alto” permetta di poter fare una valutazione più ampia e ricca della situazione. 

Se siete in un ingorgo e spettasse a voi capire dove è il problema, avere la possibilità di guardare la città dall’alto, vi consentirebbe di accorgervi che magari c’è un incidente in una strada adiacente o magari un’auto in panne blocca la circolazione di un incrocio.

Fuor di metafora possono essere utili domande come: perchè ricevo questa critica su questo argomento proprio in questo momento? Qual è il messaggio per me? C’è qualcosa di vero in quello che mi viene detto? Se fosse vero come cambierebbe il mio comportamento?

Insomma la regola è sempre quella della domanda in più. Scontato? Forse, ma pensate all’importanza che possono sollecitare alcune domande in termini di riflessioni e consapevolezza.

2# Osserva il tuo corpo

Il nostro corpo ci può dare dei chiari segnali di come stiamo vivendo il momento in cui riceviamo le critiche. A volte più che analizzare la situazione, vale la pena appunto di chiedersi come ci si sente quanto si ricevono critiche o osservazioni.

Se ci fate caso le vostre reazioni corporee e i vostri comportamenti non verbali potrebbero essere quelli di chi si sente sotto attacco, di chi è pronto e si prepara a reagire, di vuole scappare (aumento del battito cardiaco, sudorazione, arrossamento del volto etc.).

Ma siete davvero sotto attacco?

3# Ascolta e scrivi

Un ottimo modo per gestire le proprie emozioni negative, che possono emergere, è quello di ascoltare e scrivere. Concentrasi sull’ascolto permette innanzitutto di recepire tutte le informazioni, di rimandare risposte affrettate ed evitare quindi reazioni impulsive. Questo è sicuramente un consiglio da metter in pratica prevalentemente in ambiti professionali o accademici.

4# Prendi tempo!

Infine la questione del tempo gioca un ruolo decisivo. Per metabolizzare le critiche ognuno ha i suoi tempi e modi. Soprattutto si ha con la giusta pausa la possibilità, come fosse cibo, di poter prendere ciò che utile alla nostra crescita personale o professionale e invece scartare quello che non ci migliora e sviluppa.

Le critiche non devono trasformarsi per forza in una resa o in una guerra. Come afferma lo psicoanalista Giuseppe Pellizzari in suo libro il “tempo è un prezioso alleato del pensiero, perchè impone delle tregue“.

Ad ogni modo una reazione immediata a volte si traduce in un rifiuto totale o il contrario (appunto per non contrariare il nostro capo o amico). Di una una critica non si deve necessariamente quindi accettare o rifiutare tutto; crearsi una spazio e una pausa permette di selezionare meglio quello che teniamo e quello no.

Avrebbe valore anche in un secondo tempo restituire alla persona che ci ha fatto un’osservazione le proprie elaborazioni rispetto a quanto ci ha detto e continuare un dialogo, uno scambio magari utile per entrambi .



Fonti: [1]

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