Prendere decisioni nella vita di tutti giorni è un’attività continua e spesso automatica. Quante volte le nostre scelte si rivelano errate o non comportano i risultati attesi? Questo può dipendere dalla “lente” con cui guardiamo i nostri problemi e le cose che ci accadono.

Quando questa lente è “sporca” allora si possono verificare conseguenze spiacevoli come ad esempio: perdere del denaro o credere a cose completamente false.

Quali possono essere degli accorgimenti utili per pulire la nostra lente o almeno per vedere i fatti e gli accadimenti il più possibile per quello che sono?

Ecco quali sono dei buoni “antidoti” per prendere decisioni (decision making) più consapevoli ed efficaci:

  1. Rapporti amicali di qualità

  2. Andare oltre le buone apparenze

  3. Valutare costi e benefici

  4. Confutare

1# Avere buoni amici con cui confrontarsi.

In uno studio in cui hanno chiesto alle persone quali personaggi noti secondo loro sarebbero andati in paradiso, Madre Teresa di Calcutta ha raggiunto la parte alta di questa classifica con il 79% delle scelte, seguita da Michael Jordan, dalla principessa Diana e dall’ex presidente degli Stati Uniti D’America Bill Clinton. Chi c’era quindi al primo posto?

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Le sfide che dobbiamo affrontare nella vita sono molte. Ogni fase della nostra esistenza ci pone di fronte alla necessità di superare fasi difficili, momenti di transizioni, eventi inaspettati. Qual è può essere l’atteggiamento mentale migliore?

 

Ph. Wil Stewart

Ognuno di noi può scegliere una metafora con cui rappresentare la vita e il modo con cui l’affronta: un viaggio, un percorso, una scalata o ancora una battaglia giornaliera.

Vorrei proporvi in questo articolo quella del combattimento delle arti marziali, in particolare del Karate Shotokan tradizionale.

Come molte discipline orientali, ha alla base una filosofia di pensiero e di vita che trascende l’aspetto di esecuzione delle tecniche di lotta.

Il fondatore dello stile Shotokan è il M° Gichin Funakoshi, definito il padre del karate.

Il Maestro ha dedicato la sua vita alla diffusione e all’insegnamento di questa antica arte marziale: dall’isola di Okinawa a Tokio e poi successivamente grazie ai suoi allievi è stata insegnata in tutto il mondo.

Il suo insegnamento e approccio all’arte marziale è condensato nello Shoto Nijukun, una raccolta di venti precetti, di consigli che il Maestro intendeva dare ai suoi allievi perché progredissero nel cammino di crescita personale e sviluppo spirituale.

Nelle convinzioni del Maestro anche quella che il karate-do non finisse nel dojo (luogo di pratica) ma continuasse anche al di fuori di questo.

Ne illustrerò* tre che possono essere utili in tutti quei casi in cui la vita ci pone davanti un avversario, un Altro, che non è necessariamente una persona in carne e ossa ma può essere una situazione o evento che richiede di essere affrontato.

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Il modo con cui si vivono i  periodi di “singletudine” è ovviamente molto soggettivo. Per alcuni un momento d’attesa, per altri una fase in cui riscoprire se stessi e per altri un’occasione per godersi la libertà e l’indipendenza. Quali sono gli stereotipi più diffusi sui single? C’è qualcosa di vero?

 

Donna single, donna sola

I single sono una fascia della popolazione in constante aumento.

Sembra che in Europa sia la Germania ad essere la nazione con il più alto numero di persone single.

Malgrado questi cambiamenti sociali, le persone single continuano ad essere il bersaglio di alcuni stereotipi negativi tuttora presenti.

Possiamo innanzitutto definire single “una persona che attualmente non è coinvolta in un legame amoroso, anche se in passato può essere stata sposata o aver avuto un legame stabile.”

Lo psicologo sociale Tobias Greitemeyer dell’Università del Sussex fa notare che le persone impegnate sono viste più favorevolmente rispetto a chi invece un compagno o compagna non ce l’ha.

Pensate che in generale gli uomini single guadagnano meno degli uomini sposati ed hanno anche meno probabilità di ricevere una promozione.

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Ogni giorno gli impegni e gli stimoli esterni sono tantissimi. Il nostro cervello ha una capacità limitata di memorizzare informazioni. A tutti sarà capitato di non ricordare nomi o password etc. Ecco qualche consiglio (mnemotecniche) per non dimenticare più nulla, o quasi.

@bedneyimages

Le vite di molti di noi sono diventate sempre più frenetiche e impegnate. Soprattutto nelle grandi città i ritmi di vita e di lavoro a volte sono davvero insostenibili.

A questo aggiungiamo anche il fatto di essere sempre più connessi e di essere di conseguenza esposti a moltissimi stimoli durante tutto il giorno.

Riuscire a sostenere attenzione e concentrazione a volte è veramente una lotta e la tecnologia spesso non ci dà una mano.

Provate per esempio ad approfondire la differenza in termini di apprendimento e comprensione tra leggere un libro cartaceo o un testo digitale in questo articolo di Martin Kutscher, neurologo americano.

Si intuisce che in certe condizioni ricordare o memorizzare diventa un’operazione a volte complicata. Come nel post precedente vediamo insieme altre mnemotecniche per memorizzare meglio volti e password e non solo.



Per immagazzinare meglio in memoria i nomi, la ricerca in psicologia consiglia di formulare una serie di giudizi personali complessi su una persona (onestà, simpatia, intelligenza, etc.) la prima volta che vi è presentata.

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Ho pensato all’anno che si conclude in questi giorni ed ho riflettuto su cosa augurarmi per l’anno che verrà. Ho scoperto che farlo con se stessi non è affatto semplice (anzi) e viene forse più facile farlo con gli altri. Ho stilato comunque una lista di 10 auspici per il 2017. Forse ne troverete qualcuno da condividere.

Non mi auguro un anno felice e ricco di soddisfazioni, no.

Non mi auguro un anno sereno o tranquillo e senza pensieri, neanche questo, no.

So che la vita è rose e spine, pioggia e sole, inverno e primavera, tutto insieme. L’anno che verrà non sarà da meno; forse andrà tutto bene, forse no, forse così così. Quest’è, tutto compreso. Non mi importa molto di cercare di prevedere quello che accadrà.



Quello che piuttosto vorrei, ho cercato di racchiuderlo in questi dieci auspici.

Quindi ecco mi cosa mi auguro per il 2017:

#1 Di “apprendere dall’esperienza“, come direbbe Bion. Riuscire a farsene qualcosa di quello ci capita, nel bene e nel male, è un compito difficile. I meccanismi di difesa sono pronti a scattare e a “proteggerci” da ciò che è intollerabile o eccessivo in un certo momento della nostra vita. Assimilare, metabolizzare sono tutti verbi che rimandano all’immagine del cibo. L’esperienza la immagino come un nutrimento quindi: tenere per sé ciò che fa bene e migliora, e scartare ciò che è nocivo, o eccedente.

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