Quest’articolo è una condivisione di riflessioni, esperienze, incontri e di quello che mi hanno insegnato. Metto in fila un po’ di certezze (?) acquisite nel 2017 e che mi (vi) auguro possano rivelarsi carte nautiche e bussole per l’anno che verrà.

simone maggio psicologia

Ci stiamo per lasciare alle spalle un altro anno; anche se non amo la parola “bilanci”, come ho fatto per il 2017 (ecco l’articolo 10 cose che mi auguro per il 2017) volevo provare a mettere in ordine un po’ di consapevolezze, pensieri e riflessioni frutto di questi 365 giorni trascorsi.

I pensieri e i temi che toccherò non sono necessariamente personali ma nascono anche dalle tante conversazioni con persone a me care, come colleghi, amici, parenti o anche con “comparse” fugaci e allo stesso tempo pregnanti che ho incrociato quest’anno.

1# Cambiare non basta, bisogna trasformarsi.

Molti cambiamenti che mettiamo in atto a volte non sono “veri” cambiamenti. Per citare Tomasi di Lampedusa a volte tutto cambia ma in realtà tutto resta uguale. Penso in particolare alle relazioni, a quelle che non vanno come vorremmo ed alla convinzione che cambiando partner le cose andranno diversamente. Questo potrebbe essere vero ma quello che in fondo bisogna cambiare è il tipo di relazione e non il compagno/a (o meglio quello sarebbe solo uno degli effetti possibili).

Ogni cambiamento ha senso se comporta una nostra trasformazione che rivoluziona il nostro modo di vedere e vivere le cose. I cambiamenti a quel punto saranno una conseguenza o una possibilità. 

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In questo articolo vorrei parlarvi di quelli che, secondo me, potrebbero essere i 4 punti critici di ogni sfida che affrontiamo nella vita. Non importa che sia una semplice corsa podistica, o un progetto professionale o ancora la compilazione di una tesi, probabilmente vi ci sarete già imbattuti. Vediamo quali sono.

le sfide della vita

Quelli che ho individuato rappresentano 4 momenti di passaggio che caratterizzano molti dei percorsi che ci conducono verso gli obiettivi che ci siamo prefissati. La metafora che voglio utilizzare è quella della gara, ma senza comprendere l’aspetto della competizione con gli altri; penso che in fondo molte delle sfide e lotte che affrontiamo nella vita abbiano a che fare solo con noi stessi e con il superamento dei nostri limiti.

1# Ai blocchi di partenza

L’inizio, il principio di ogni sfida è cruciale. Qualcuno dice che nell’inizio ci sia in qualche modo anche la fine. L’atteggiamento mentale in questa fase non deve essere ottimistico, in questa fase l’atteggiamento mentale deve essere positivo (o come direbbe lo psicologo americano Martin Seligman un “ottimismo flessibile); voi direte “qual è la differenza?”

Spesso l’ottimismo, che in psicologia dà anche il nome ad un bias di ragionamento (per approfondire cosa sono i bias clicca Bias 1 e Bias 2), si trasforma appunto come la traduzione suggerisce, in una distorsione della realtà: una sorta di velo che ci porta a sottovalutare la portata dei rischi o a sopravvalutare la nostra capacità di affrontare gli imprevisti o la sfida nei vari aspetti.

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Il cosiddetto senso di colpa è un’emozione complessa che tutti nella vita, chi più chi meno, abbiamo provato. Ecco qualche piccolo consiglio per fronteggiarla e darle un senso.

occhio triste di ragazza
@Lisa Davies

L’esperienza di questa emozione (il senso di colpa) può causare molta sofferenza e angoscia; quanto quest’ultima è molto intensa diventa difficile guardare, ammesso che sia possibile, l’evento o situazione in cui o di cui ci siamo sentiti colpevoli.

In psicologia la possiamo inserire fra le cosiddette emozioni secondarie o complesse che, insieme a quelle di base o primarie (pensate a quelle del famoso film Inside out), sono influenzate dalla cultura, dall’educazione ricevuta e dalle modalità di socializzazione.

In questo senso la colpa, ma così anche l’imbarazzo, la vergogna, fa parte della famiglia delle emozioni autoconsapevoli che sono sconosciute alle altre specie e che per noi umani di configurano come dei veri e propri dispositivi relazionali.

In altre parole hanno tendenzialmente una funzione legata ai rapporti e ai legami che iniziamo a costruire e intrattenere fin da piccoli e che fanno da modello di riferimento per le relazioni interpersonali successive.

[..] dato che il senso di colpa è una angoscia per presunta incapacità, inadeguatezza, impotenza, inferiorità rispetto agli altri, temuta impossibilità di essere apprezzati e desiderati da altri, sono colpevolizzanti tutti quei comportamenti dell’ambiente che inducono il bambino a formarsi una solida opinione negativa di se stesso.

Lucio Della seta

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Un post per raccontare la storia di uno dei più grandi pedagogisti dell’ultimo secolo e del suo metodo di insegnamento. L’apprendimento diventa un fattore fondamentale e decisivo per il cambiamento personale e sociale. Scopriamo come.

ragazza_sui_banchi
@ Poodar Chu

Reuven Feuerstein è professore di psicologia dell’educazione presso l’Università di Bar Ilan di Tel Aviv ed insegna anche presso il George Peabody college della Vanderbit University di Nashville nel Tennessee.

Ha conseguito il dottorato in psicologia presso la Sorbona di Parigi, sotto la guida di Jean Piaget, una delle personalità più eminenti della psicologia dello sviluppo. Nato nel 1921, figlio di genitori ebrei, è stato fin da piccolo molto dotato: a 3 anni leggeva già 2 lingue ed a 8 insegnava l’ebraico ai bambini della comunità ebraica a Bucarest.

L’insegnamento è stato per lui un destino già da allora; nel 1944 in piena seconda guerra mondiale mentre insegnava ai ragazzi, figli di vittime di deportazioni, fu catturato e internato in un campo di concentramento.

Riuscì miracolosamente a fuggire ed a trasferirsi in Israele dove divenne direttore di Aliyah, un’organizzazione che si occupava dell’apprendimento e dell’educazione di bambini e adolescenti sopravvissuti ai campi di concentramento ed alle persecuzioni razziali.

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Nei processi decisionali a volte può essere decisivo avere un punto di vista altro e un’attenzione alle cose che “suonano” bene e che possono ingannare come abbiamo visto nella articolo precedente. Ecco altri 2 consigli per prendere decisioni migliori.

Continuiamo a parlare dei processi decisionali.

Abbiamo già visto che abbiamo la tendenza a sopravvalutare i nostri meriti rispetto ai successi e a proteggerci attribuendo la causa dei fallimenti a fattori esterni.

Se da una parte tutto questo preserva la nostra autostima, dall’altra ci impedisce di crescere e migliorare facendo un solido esame di realtà.

Inoltre a volte alcune nostre decisioni sono influenzate anche da fattori legati alla comunicazione; per il fenomeno della fruibilità cognitiva per esempio potremmo decidere di acquistare un prodotto solo perchè ha un nome accattivante e non sulla base delle sue caratteristiche.

Ci sono altri due accorgimenti che possono aiutarci nel prendere decisioni più “razionali”.

3# Concentratevi sui possibili costi e benefici futuri piuttosto che sulle perdite passate. 

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