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Le sfide che dobbiamo affrontare nella vita sono molte. Ogni fase della nostra esistenza ci pone di fronte alla necessità di superare fasi difficili, momenti di transizioni, eventi inaspettati. Qual è può essere l’atteggiamento mentale migliore?

 

Ph. Wil Stewart

Ognuno di noi può scegliere una metafora con cui rappresentare la vita e il modo con cui l’affronta: un viaggio, un percorso, una scalata o ancora una battaglia giornaliera.

Vorrei proporvi in questo articolo quella del combattimento delle arti marziali, in particolare del Karate Shotokan tradizionale.

Come molte discipline orientali, ha alla base una filosofia di pensiero e di vita che trascende l’aspetto di esecuzione delle tecniche di lotta.

Il fondatore dello stile Shotokan è il M° Gichin Funakoshi, definito il padre del karate.

Il Maestro ha dedicato la sua vita alla diffusione e all’insegnamento di questa antica arte marziale: dall’isola di Okinawa a Tokio e poi successivamente grazie ai suoi allievi è stata insegnata in tutto il mondo.

Il suo insegnamento e approccio all’arte marziale è condensato nello Shoto Nijukun, una raccolta di venti precetti, di consigli che il Maestro intendeva dare ai suoi allievi perché progredissero nel cammino di crescita personale e sviluppo spirituale.

Nelle convinzioni del Maestro anche quella che il karate-do non finisse nel dojo (luogo di pratica) ma continuasse anche al di fuori di questo.

Ne illustrerò* tre che possono essere utili in tutti quei casi in cui la vita ci pone davanti un avversario, un Altro, che non è necessariamente una persona in carne e ossa ma può essere una situazione o evento che richiede di essere affrontato.

1# La disgrazia proviene dalla pigrizia.

Qui la pigrizia è ovviamente declinata con un’accezione negativa di negligenza e disattenzione.

Quante volte abbiamo procrastinato, rimandato compiti e impegni?

Senza dare una lettura morale della pigrizia, ci si accorge però che soprattutto in progetti di lavoro e di studio, la scarsa cura e soprattutto il fattore “tempo” giocano un ruolo decisivo nel successo e riuscita di un’impresa.

Quando il piano d’azione è chiaro, aspettare si rivela controproducente se non dannoso.

2# Ogni progetto è come l’acqua calda, occorre riscaldarla costantemente o si raffredda.

Qui c’è un’altra dimensione fondamentale di ogni impegno: la costanza.

Ben descritta dalla metafora dell’acqua, se vogliamo che ciò su cui ci stiamo impegnando ci dia i risultati attesi dobbiamo dedicare a questo un’attenzione continua.

La corrente alternata non funziona. Questo può valere per un progetto di lavoro come anche per una relazione d’amore.

3# Non pensare a vincere, pensa piuttosto a non perdere.

Bisogna dire che certi progetti falliscono, o non vanno come avremmo voluto, a causa di motivi contingenti e fuori dal nostro controllo.

Quello però su cui il Maestro pone l’attenzione riguarda il nostro atteggiamento nei riguardi di una sfida.

Cosa vuol dire “non perdere”? E perché è più importante del vincere?

Non perdere significa non essersi risparmiati, aver impiegato tutte le proprie risorse e profuso tutto l’impegno possibile.

Non perdere significa essersi giocati tutte le possibilità e opportunità che si sono presentate.

Non perdere in ultimo richiede un atteggiamento umile (che una concentrazione sulla vittoria potrebbe limitare) di chi sa che, se è pur vero che molto non dipende da noi, da noi sicuramente dipende il modo con cui ci porremo di fronte a ogni “avversario” che la vita ci farà incontrare.

Secondo lo shogun Tokugawa: “sapere soltanto come si vince senza sapere come si perde porta all’autodistruzione”. Un eccessivo ottimismo o una sopravvalutazione delle nostre capacità si può rivelare in realtà il nostro punto debole, non permettendoci un chiaro esame della realtà.

In ultimo aggiungo due pensieri di due Maestri con un cui mi sono allenato.

Il primo durante una sessione di combattimento in cui tendevo a retrocedere per l’irruenza del mio compagno mi disse: “se scappi non scoprirai mai chi sei“.

Il secondo, mentre mostrava alcune tecniche di attacco durante uno stage federale, ci disse: “che l’avversario ci permetteva di capire chi eravamo“.

Ogni incontro/scontro con l’Altro quindi può permetterci non solo di fare un’esperienza in generale, ma ci permette di fare esperienza di noi stessi. Sottrarsi sottrae alla nostra crescita personale un’occasione di miglioramento e consapevolezza.

Ricordo infine che la ricerca in psicologia ha evidenziato come la pratica delle arti marziale abbia effetti positivi a lungo termine come la diminuzione dell’ansia e l’aumento dell’autostima.

                             Karate do. Il mio stile di vita

                             Arti marziali come psicoterapia

*i principi sono stati riformulati per essere adattati al più generale concetto di “progetto di vita”.

 

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